CANTI ALPINI e della MONTAGNA
Greste del Baldo
Là su le greste del Baldo
quando vien l'alba nel ciel
le stele alpine le varda
creser quel ciondol sì bel
le scurla so la rugiada
e le se peneta 'l pel
par che le sapia ste maghe
d'essere el fiore piu' bel
La gensianela lì in parte
no la vol esser de men
la core a meterse en ghingari
sperando nel ciel seren
ride 'l mughetto vedendo
tutti sti tiri per gnen
el sa de esser gran belo
coi so fioreti d'argent
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L'origine di questa canzone: Le innumerevoli specie vegetali e soprattutto la grande varieta' di fiori
presenti hanno reso il Monte Baldo famoso in tutto il mondo, portandolo a fregiarsi
del soprannome di "Giardino d'Europa". A questi fiori dai colori vivi e luminosi
e dall'aspetto inebriante e' dedicata questa canzone, la cui dolce melodia
sorride ad uno dei panorami naturali piu' belli del pianeta.
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LA MONTANARA
Lassù sulle montagne tra boschi e valli d'or
tra l'aspre rupi eccheggia un cantico d'amor
La montanara, si sente cantare
cantiam la montanara e chi non la sa
La montanara, si sente cantare
cantiam la montanara e chi non la sa
Lassù sui monti dai ripidi d'argento
una capanna cosparsa di più
era la piccola dolce dimora
di Soreghina la figlia del sol
La figlia del sol.
IL TESTAMENTO DEL CAPITANO
El Capitan della compagnia
si l’è ferito e sta per morir..!
E manda a dire ai suoi Alpini
perché lo vengano a ritrovar.
I suoi Alpini ghe manda a dire
che non han scarpe per camminar…
"O con le scarpe o senza scarpe
i miei Alpini li voglio qua …
" Cosa comanda, sior Capitano
che noi adesso semo arrivà …"
E io comando che il mio corpo
in cinque pezzi sia taglià:
il primo pezzo a mia Patria
Il secondo pezzo al Battaglion
Il terzo pezzo alla mia mamma
che si ricordi del suo figliol !
Il quarto pezzo alla mia bella
che si ricordi del suo primo amor!
L’ultimo pezzo alle montagne
che lo fioriscano di rose e fior…!
BERSAGLIERE HA CENTO PENNE
Bersaglier ha cento penne,
ma l’alpin ne ha una sola,
un po’ più lunga, un po’ più mora,
sol l’alpin la può portar.
Quando scende la notte nera
Tutti dormono alla pieve,
ma con la faccia giù nella neve
sol l’alpin non può dormir.
E sui monti vien giù la neve,
la tormenta dell’inverno,
ma se venisse anche l’inferno,
sol l’alpin riman lassù.
Se dall’alto dirupo cade,
confortate i vostri cuori,
perché se cade va tra i fiori
non gl’importa di morir.
O SIGNORE DELLE CIME
Dio del cielo, signore delle cime
un nostro amico hai chiesto alla montagna
ma ti preghiamo,
ma ti preghiamo,
su nel paradiso, su nel paradiso, lascialo andare
per le tue montagne.
Santa Maria Signora della neve,
copri col bianco soffice mantello,
il nostro amico, il nostro fratello,
su nel paradiso, su nel paradiso, lascialo andare
per le tue montagne.
SUL CAPPELLO
Sul cappello che noi portiamo
c’è una lunga penna nera
che a noi serve da bandiera
su pei monti a guerreggiar.
Evviva evviva il reggimento
Evviva evviva il Corpo degli Alpin.
Su pei monti che noi andremo
pianteremo l’accampamento,
brinderemo al reggimento:
Viva il Corpo degli Alpin.
Su pei monti che noi saliremo
coglieremo stelle alpine
per portarle alle bambine
farle piangere e sospirar.
Farle piangere e sospirare
nel pensare ai bellì alpini
che tra i ghiacci e le slavine
van sui monti a guerreggiar.
VECCHIO SCARPONE
Lassù in un ripostiglio polveroso
fra mille cose che non servon più,
ho visto un poco logoro e deluso
un caro amico di gioventù,
Qualche filo d'erba
con fango disseccato,
fra i chiodi parea conservar,
era uno scarpone militar.
Vecchio scarpone
quanto tempo è passato,
quante illusioni fai rivivere tu.
Quante canzoni,
sul tuo passo ho cantato
che non scordo più.
Sopra le dune
del deserto infinito,
lungo le sponde accarezzate dal mar.
Per giorni e notti
insieme a te ho camminato,
senza riposar.
Lassù fra le bianche cime
di nevi eterne immacolate al sol,
cogliemmo le stelle alpine
per farne dono
ad un lontano amor.
Vecchio scarpone
come un tempo lontano,
in mezzo al fango
con la pioggia e col sol,
forse sapresti,
se volesse il destino
camminare ancor.
Vecchio scarpone,
fai rivivere tu
la mia gioventù
LE PORTE
Aprite le porte
che passano che passano.
Aprite le porte che
passano i baldi alpin.
Come la marcia ben
la banda, la banda,
come la marcia ben
la banda degli alpin.
Come la mi piace 'sta,
come la mi piace 'sta biondina
ma anche quella morettina
che la mi guarda dal balcon.
Come la marcia ben
la banda, la banda,
come la marcia ben
la banda degli alpin.
LA LEGGENDA DEL PIAVE
Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio:
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
e far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!".
Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha vista venir giù, lasciar il tetto,
per l'onta consumata a Caporetto!
Profughi ovunque dal lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero!" E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedea il piano aprico di lassù: voleva ancora sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Sul patrio suolo del nemico altero,
il Piave mormorò: "Indietro va, straniero!"
Indietreggiò il nemico fino a Trieste,
fino a Trento
e La Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, fra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'irnpiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde
e tacque il Piave si placaron l'onde.
Sul Patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la pace non trovò né oppressi, né stranieri.
MONTE CANINO
Non ti ricordi quel mese d'Aprile
Quel lungo treno che andava al confine
Che trasportavano migliaia degli alpini
Su-su correte: é l'ora di partir
Dopo tre giorni di strada ferrata
Ed altri due di lungo cammino
Siamo arrivati sul Monte Canino
E col sereno ci tocca riposar
Se avete fame guardate lontano
Se avete sete la tazza alla mano
se avete sete la tazza alla mano
che ci rinfresca: la neve ci sara'
LA CANZONE DEL GRAPPA
Monte Grappa tu sei la mia Patria,
sovra a te il nostro sole risplende,
a te mira chi spera ed attende
i fratelli che a guardia vi stan.
Contro a te già s’infranse il nemico
che all’Italia tendeva lo sguardo
non si passa un cotal baluardo
affidato ad italici cuor.
Monte Grappa tu sei la mia Patria,
Sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che all’Italia ci fa ritornar.
Le tue cime fur sempre vietate
per il piè dell’odiato straniero.
dei tuoi fianchi egli ignora il sentiero
che pugnando più volte tentò.
Qual la candida neve che al vento
ti ricopre di splendido ammanto
tu sei puro ed invitto con vanto
che il nemico non lasci passar.
Monte Grappa tu sei la mia Patria,
…
O montagna per noi tu sei sacra,
giù di lì scenderanno le schiere
che irrompenti a spiegate bandiere
l’invasore dovranno scacciar.
Ed i giorni del nostro servaggio
che scontammo mordendo nel freno
in un forte avvenir sereno
noi presto vedremo mutar.
Monte Grappa tu sei la mia Patria,
STELUTIS ALPINIS
Se tu vens cà sù ta' cretis
là che lôr mi àn soterât,
al è un splàz plen di stelutis;
dal miò sanc l'è stât bagnât...
Par segnâl, une crosute
jè scolpide lì tal cret;
fra che' stelis 'nàs l'erbute,
sot di lor jo dùar cujet.
Ciol, su ciol, une stelute
che ricuardi il nestri ben:
tu 'i darâs 'ne bussadute
e po' plàtile in tal sen.
Quant' che a ciase tu sês sole
e di cûr tu preis par me,
il miò spirt ator ti svole:
jo e la stele 'o sin cun te.
Ma 'ne dì quant che la vuere
a' sara un lontan ricùard
tal to cûr, dulà ch'al jere
stele e amôr, dut sara muart.
Restarà par me che stele
che 'l miò sanc a là nudrit
par che lusi simpri biele
su l'Italie a l'infinit.
SUL PONTE DI PERATI
Sul ponte di Perati,
bandiera nera,
è il lutto degli alpini
che va alla guerra.
E’ il lutto degli alpini
che va alla guerra ;la mejozoventù
che va sotto terra !
Nell’ultimo vagone
c’è l’amor mio,
col fazzoletto in mano
mi dà l’addio.
Col fazzoletto in mano
mi salutava,
e, con la bocca, i baci
la mi mandava.
Quelli che son partiti
non son tornati
sui monti della Grecia
sono restati.
Sui monti della Grecia
c’è la voiussa
col sangue degli alpini
si è fatta rossa.
Alpini della Julia
in alto il cuore
sul ponte di perati
c’è il tricolore,
...sul ponte di perati
c’è il tricolore.
DOVE SEI STATO MIO BELL'ALPINO ?
Dove sei stato mio bell'alpino?
Dove sei stato mio bell'alpino,
che ti ha cangià colore?
L'è stata l'aria dell'Ortigara
l'è stata l'aria dell'Ortigara,
chi mi ha cangià colore.
E' stato il fumo della mitraglia
è stato il fumo della mitraglia,
chi mi ha cangià colore.
Ma i tuoi colori ritorneranno
ma i tuoi colori ritorneranno,
questa sera a fare l'amore.
VA L'ALPIN
Va l'alpin su l'alte cime,
passa al volo lo sciator,
dorme sempre sulle cime,
sogna mamma e il casolar.
Fra le rocce e fra i burroni
sempre lesto è il suo cammin,
quanda passa la montagna,
pensa sempre al suo destin.
Pensa alpin al tuo destino,
c'è il ghiacciaio da passar,
mentre vai col cuor tranquillo,
la valanga può cascar.
Pensa alpin la tua casetta,
che la rivedrai ancor,
c'è una bimba che ti aspetta,
orgogliosa del tuo amor.
Noi cantiamo una canzone,
la canzone degli alpin,
la cantiamo con orgoglio,
siam del corpo degli alpin.
FIGLI DI NESSUNO
Figli di nessuno,
che noi siam…
fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.
Ma se c’è qualcuno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam lottar.
Hop dué, hop dué.
Noi siamo nati chissà
quando, chissà dove.
Allevati dalla pura
carità, senza padre
senza madre, senza un nome
noi viviamo come uccelli
in libertà. Hop dué, hop dué.
Noi viviamo fra I boschi
e sugli alti monti e
dagli aquilotti ci
facciamo ammirar.
Le ragazze d’oggi giorno
son smorfiose son scontrose,
appena nate si dan subito da far,
cercan tizio, cercan caio
mille cose in quantità.
Hop dué, hop dué.
Figli di nessuno…..
TRENTATRE'
Dai fidi tetti del villaggio
i bravi alpini son partiti;
mostran la forza ed il coraggio
nei loro volti franchi e arditi.
Son dell'Alpe i bei cadetti,
nella robusta giovinezza
dai loro baldi e forti petti
spira un'indomita fierezza.
O, valore alpin,
difendi sempre la frontiera,
e là sui confin
tien sempre alta la bandiera.
Sentinella, all'erta
per il suol nostro italiano,
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol.
Là tra le selve e i burroni,
là tra nebbie fredde e il gelo,
piantan con forza i loro picconi
le vie rendon più brevi.
E quando il sole brucia e scalda
le cime e le profondità,
il fiero Alpino scruta e guarda,
pronto a dare i "Chi va là?"
O, valore alpin,
difendi sempre la frontiera,
e là sui confin
tien sempre alta la bandiera.
Sentinella, all'erta
per il suol nostro italiano,
dove amor sorride
e più benigno irradia il sol
E TU AUSTRIA
E tu Austria non esser ardita
di varcare d'Italia i confini,
che sulle Alpi ci son gli Alpini
che su per aria ti fanno saltar.
Lassù in montagna nel cuor delle Alpi
vieni o nemico se hai del coraggio,
che se la "buffa" ti lascia il passaggio
noi altri alpini fermarti saprem. Dove più aspra sarà la battaglia
e a corpo a corpo verremo alle mani,
farem vedere che siamo italiani
faremo onore al patrio valor.
Oh care mamme che tanto pregate,
non disperate pei vostri figlioli
che sulle Alpi non sono mai soli
c'è tutta Italia che al fianco ci stà.
IL CACCIATOR DEL BOSCO
Il cacciator del bosco
mentre alla caccia andava
trovò una pastorella graziosa e bella
che il cacciatore s'innamorò.
La prese per mano
e la condusse a sedere;
dal gusto da piacere e dal godere
la pastorella s'addormentò.
Mente la bella dormiva
il cacciatore vegliava,
pregava gli uccelletti che non cantassero
perchè la bella potesse dormir.
Quando la bella fu svegliata
il cacciatore non c'era
vile d'un traditore , d'un malfattore
anche nel sonno mi vieni a tradir.
Non sono un traditore,
nemmeno un malfattore,
son figlio d'un signore,
d'un gran signore
e son venuto per fare l'amor
LA PASTORA
E lassù sulla montagna
gh'era su 'na pastòrela
pascolava i suoi caprin
su l'erba fresca e bela.
E di lì passò un signore
e 'l ghe diss: - Oi pastorela
varda ben che i tuoi caprin
lupo non se li piglia.
Salta fora lupo dal bosco
co' la facia nera nera,
l'à inagnà 'l pu bel caprin
che la pastora aveva.
E allor si mise a piangere
e piangeva tanto forte
al veder suo bel caprin
vederlo andar a morte.
SUL PAJON
El battaglion di Feltre,
sta sempre sulle cime,
ma quando scende a valle
attente ragazzine.
Sul pajon de la caserma,
requiem eterna e così sia,
va a ramengo ti, to pare,
to mare, to zia
e la naja in compagnia.
Sul pajon, sul pajon,sul pajon
de la caserma.
El prete de Candide
l'ha detto predicando:
Attente ragazzine
che il Feltre sta arrivando.
Sul paion...
Una delle più belle,
ha detto piano piano:
se il Feltre sta arrivando
è quello che vogliamo
Sul pajon ...
LA PAGANELLA
Voria véder el Trentin
da 'na vista propri bela
No sta a prender massa temp
e va su la Paganela.
Cossa èl 'sta Paganela?
Ma no sat cossa che l'è?
L'è la zima la più bela
de pù bele no ghe n'è.
Tôte 'nsema 'na putela
e 'na bozza de bon vin,
per goder la Paganela
e la vista del Trentin.
Paganela, Paganela,
o mantagna tuta bela
Paganela, Paganela
de pù bele no ghe n'è
no ghe n'è, no ghe n'è
no ghe n'è! Da là su se vede 'l 'ziél
i torenti e le vedrete:
va l'ociada, va 'l pensier
dal confin fin a le strete.
Da 'na banda trenta laghi
e d'Asiago l'Altipian
e da l'altra San Martino
e zò zò fi a Milan.
Tôte 'nsema 'na putela
e 'na bozza de bon vin,
per goder la Paganela
e la vista del Trentin.
Paganela, Paganela,
o mantagna tuta bela
Paganela, Paganela
de pù bele no ghe n'è
no ghe n'è, no ghe n'è
no ghe n'è!
AL COMANDO DEI NOSTRI UFFICIALI
Al comando dei nostri ufficiali
caricheremo cartucce a mitraglia
ma se per caso il colpo si sbaglia
a baionetta l'assalto farem.
Tu nemico che sei tanto forte
fatti avanti se hai del coraggio
e se qualcuno ti lascia il passaggio
noialtri Alpini fermar ti saprem.
Pena giunti in terra straniera
incontrammo la buffa fanteria
che invocava Giuseppe e Maria
voialtri alpini veniteci a salvar.
O care mamme che tanto tremate
non disperate pei vostri figlioli
che qui sull'alpe non siamo noi soli
c'è tutta l'Italia che a fianco ci sta!
LA CAMPANA DI SAN GIUSTO
Per le spiaggie, per le rive di Trieste
suona e chiama di San Giusto la Campana,
l'ora suona, l'ora suona non lontana
che èpiù schiava non sarà.
Le ragazze di Trieste
cantan tutte con ardore:
- O Italia, o Italia del mio cuore,
tu ci vieni a liberar!
Avrà baci, fiori e rose la marina,
la campana perderà la nota mesta,
su San Giusto sventolar vedremo a festa
il vessillo tricolor.
Le ragazze di Trieste
cantan tutte con ardore:
- O Italia, o Italia del mio cuore,
tu ci vieni a liberar!
NO LA ME VOL PIU' BEN
No la me vol più ben,
e no la me vol più ben:
la prega Dio che crepa,
la prega Dio che crepa!
E no la me vol più ben,
e no la me vol più ben:
la prega Dio che crepa,
invese mi sto ben!
E me marì l’è bon,
e l’è tre olte bon
el sabo e la domenega
el sabo e la domenega
E me marì l’è bon,
e l’è tre olte bon
el sabo e la domenega
'l me bate col baston!